PrologoAnkou: nella cultura bretone rappresenta la morte sottoforma di "figura scheletrica".
Viene raffigurato come uno scheletro che tiene in una mano una pala e nell'altra la falce, nel malaugurato caso di avvertire il suo rumore, o peggio ancora, se lo si incontra, significa che la morte è vicina.
Novembre 1975
La porta dell’inferno freddo e nebbioso in cui l’Ankou incontra i suoi morti si aprì all'improvviso per Luka, vi entrò senza più uscirne nel novembre del 1975, in una grigia e maledetta giornata autunnale, aveva 17 anni.
Prese il piccone e lo conficcò nella testa della madre, con la naturalezza di un macellaio che squarta un vitello. La stessa sorte toccò al padre, poi attese silenzioso e fiero, con i corpi dei genitori stesi sul pavimento, il ritorno della sorellina da scuola.
«Lurida piccola sgualdrina»... furono le ultime parole che uscirono dalla bocca di Luka «stanotte giocherai all'inferno»! Gli staccò di netto la testa con un grosso coltello da cucina, osservò per un attimo il corpo inerte e prima di gettare a terra la testa, infilò la sua lingua nella piccola bocca, per la prima volta assaporò il gusto dolciastro del sangue, gli piaceva.
Quella stessa notte seppellì i corpi nel giardino dietro casa, sputò con rabbia sulla terra umida e uscì di casa senza farne più ritorno.
Periferia di Berlino, novembre 1995
La cupa giornata stava per volgere al termine, l'aria era così fredda e densa di smog che bucava i polmoni come mille aghi roventi.
Nel quartiere povero di Kreuzberg, un uomo sui 37 anni, trasandato e vestito di nero, entrò di nascosto in una vecchia casa passando dalla porta nel retro.
Marie, 38 anni compiuti da poco, stava preparando la cena per il marito e la figlia Zoe di 17 anni.
L'uomo arrivando da dietro prese la donna per il collo e con decisione gli conficcò il punteruolo Marples dritto in testa, lasciò cadere a terra la vittima e si mise a sedere osservando soddisfatto la breve agonia.
Colse di sorpresa il marito mentre stava rincasando e lo uccise impietoso conficcandogli un tubo di acciaio in gola.
Zoe arrivò a casa e trovandosi di fronte lo sconosciuto cercò di scappare, non vi riuscì. Si sentì afferrata con forza per i capelli e prima di poter reagire fu sbattuta con la testa contro l'angolo del muro, più volte, fino a spaccargli di netto il cranio e fino a quando dei pezzetti di cervello non rimasero attaccati al muro come carta da parati. Stese il corpo sul tavolo della cucina e tagliando il ventre con un coltello tirò fuori le viscere, infine le stese accuratamente sul pavimento formando una strana croce. Si chinò lentamente su di essa e come un macabro rituale scrisse, intingendo l'indice nel sangue, lettere e numeri attorno ai resti di Zoe.
Più tardi scavò una piccola buca e noncurante della fitta pioggia seppellì velocemente i tre corpi nel terreno dietro alla casa. Tornò all'interno dell'abitazione, diede ancora uno sguardo a quel libro acquistato da poco da Zoe, lo aprì e sottolineando con l'indice la parola ankou in alto a pagina 34, la strappò via con un ghigno che non aveva nulla di naturale.
Era notte fonda e pioveva ancora quando si allontanò, indisturbato, dal quartiere. Nella mano stringeva la pagina del libro.
mz 412
Le dita ossute e sporche di sangue digitarono in fretta nella piccola tastiera del cellulare.
"ora sei pronta per incontrarlo.
mz 412"
Mise il cellulare nella bocca della vittima e con un calcio lo spinse dritto in gola spaccando la mascella. «lo stavi cercando? Lui manda me»! Sussurrò fiero di se stesso.
Si infilò il suo vecchio impermiabile e si allontanò in fretta dal corpo privo di vita della giovane donna. Lasciata, ancora sanguinante, nella penombra dell'androne di un decadente palazzo. Fuori stava iniziando a fare buio.
Decise di entrare in un pub a pochi isolati di distanza. Ordinò una birra e in tutta tranquillità attese il calare della notte per vagare nelle strade più malfamate di Berlino, quelle che conosceva meglio. Alla ricerca di vittime "marchiate" dall'ankou, facili prede. La sua "missione", iniziata all'età di 17 anni, non era ancora giunta al termine. «Lui chiede anime e io eseguo». Nella sua mente continuava a ripetersi questa frase, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Fissò per un attimo l'orologio appeso alla parete, erano quasi le 21. Decise di uscire. Tenebre e nebbia avevano già avvolto la metropoli come un lercio sudario.
Hilda, una prostituta trentenne, uscì di casa alla solita ora, ignara che quella fredda notte di ottobre la sua vita sarebbe giunta al termine. Si avviò a passo deciso verso la piccola via dietro casa. L'aria era ancora satura di smog, ma in quel momento la mente di Hilda era occupata da altri pensieri, l'affitto da pagare e soprattutto la sua migliore amica che continuava, stranamente, a non rispondere al cellulare. Fece per aprire la borsetta quando una figura sbucò dal nulla davanti a lei. «Chi sie...» non riuscì a finire la frase e ancora meno a fuggire. L'uomo strinse forte le due estremità del filo spinato che teneva nelle mani e avvolse la gola della giovane donna in una morsa letale. Le punte di acciaio si conficcarono immediatamente nella gola, dei rigoli di sangue ancora caldo scesero dal collo fino a bagnare i capezzoli. Strinse ancora, più forte. Il volto di Hilda era un'atroce smorfia di dolore, cercò invano lo sguardo del suo feroce assassino e si portò le mani alla gola, fu il suo ultimo gesto. Lentamente allentò la presa, fino a far cadere a terra il corpo esanime. Si chinò e strappando quei pochi vestiti, iniziò a leccare avidamente i capezzoli sporchi di sangue. «Non occorrono i vermi per fare un cadavere». Con l'indice sporco di sangue gli disegnò un sigillo sulla fronte. Osservò un'ultima volta il filo spinato conficcato attorno alla gola poi si voltò sparendo verso il buio di quella lunga notte.
(prosegue...)


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