lunedì 20 dicembre 2010

Intolleranza....

Non credo nella giustizia divina.
Non credo nel VOSTRO dio (il minuscolo è voluto).

Divento INTOLLERANTE quando mi si calpestano i piedi, ovvero quando si fanno commenti fuori luogo nel MIO blog, io non vengo nel vostro, fate la stessa cosa e non rompete i coglioni.
I vostri stupidi sermoni NON vengono pubblicati, ma segnalati come spam, per cui utilizzate in modo più gratificante il vostro tempo.

Se il vostro crocifisso non fosse di legno mi ci pulirei volentieri il culo.
Dimenticavo, posso sempre rimediare con la bibbia.

domenica 26 settembre 2010

Memento mori

L'avvenimento più glorioso dell'essere umano è l'estasi della propria morte tanto attesa.

lunedì 14 giugno 2010

Non cerco mai di migliorarmi...

Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono.
Non sono uno che impara, sono uno che evita. Non ho voglia di imparare, mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo; non voglio diventare come gli altri.
(Charles Bukowski)

venerdì 30 aprile 2010

30 denari..

Giuda Iscariota tradì Gesù per 30 sporchi denari.
Io l'avrei fatto gratis.
Oggi mi sento così.

In silenzio..

Silenzioso come una bara, ma il mio inno alla morte prosegue, rieccomi a distanza di un anno ancora a versare blasfemie in questo sempre più nero blog.

lunedì 20 luglio 2009

Post Mortem

In una notte senza fine cadaveri danzano fieri
vomitando eresie e putrido sangue
Morte e vita si uniscono funestamente
tutto è nero all'interno di queste calde bare.
Attendo i fiori marci raccolti per la mia tomba da mani scheletriche.

venerdì 29 maggio 2009

La carretera de la Muerte

Gli abitanti del luogo affermano che gli spiriti malvagi siano impegnati a far distrarre il conducente per farlo andare fuori strada.

Questa strada sterrata, frequentata regolarmente da autobus e camion, si trova tra La Paz e la regione delle Yungas in Bolivia, è a doppio senso di marcia, frane dal lato della montagna e strapiombi a picco dall'altro lato. Dal 1995 è stata segnalata come la strada più pericolosa del mondo dalla Inter American Development Bank (Banco Americano de Desarrollo).

Questo "record" però si ottiene con cifre precise e statistiche.
Dati ufficiali che vengono forniti senza problemi. Da decenni la media annuale degli incidenti ha raggiunto il funesto numero di 209, sono 96 i decessi, un record parziale registrato nel 1983 (il 24 luglio un autobus precipitò in un canyon, più di 100 i morti).
Si viaggia tra precipizi, neve perenne sulle cime più alte, boschi subtropicali, nebbie frequenti, tunnel completamente bui, fango e paesaggi sinistri. In alcuni punti la strada non è più larga di quattro metri, ovviamente i guard rail sono inesistenti.
Più che giustificato, quindi, il nome “la carretera de la Muerte”.

mercoledì 27 maggio 2009

mz 412 (racconto)

Prologo
Ankou: nella cultura bretone rappresenta la morte sottoforma di "figura scheletrica".
Viene raffigurato come uno scheletro che tiene in una mano una pala e nell'altra la falce, nel malaugurato caso di avvertire il suo rumore, o peggio ancora, se lo si incontra, significa che la morte è vicina.

Novembre 1975
La porta dell’inferno freddo e nebbioso in cui l’Ankou incontra i suoi morti si aprì all'improvviso per Luka, vi entrò senza più uscirne nel novembre del 1975, in una grigia e maledetta giornata autunnale, aveva 17 anni.
Prese il piccone e lo conficcò nella testa della madre, con la naturalezza di un macellaio che squarta un vitello. La stessa sorte toccò al padre, poi attese silenzioso e fiero, con i corpi dei genitori stesi sul pavimento, il ritorno della sorellina da scuola.
«Lurida piccola sgualdrina»... furono le ultime parole che uscirono dalla bocca di Luka «stanotte giocherai all'inferno»! Gli staccò di netto la testa con un grosso coltello da cucina, osservò per un attimo il corpo inerte e prima di gettare a terra la testa, infilò la sua lingua nella piccola bocca, per la prima volta assaporò il gusto dolciastro del sangue, gli piaceva.
Quella stessa notte seppellì i corpi nel giardino dietro casa, sputò con rabbia sulla terra umida e uscì di casa senza farne più ritorno.

Periferia di Berlino, novembre 1995
La cupa giornata stava per volgere al termine, l'aria era così fredda e densa di smog che bucava i polmoni come mille aghi roventi.
Nel quartiere povero di Kreuzberg, un uomo sui 37 anni, trasandato e vestito di nero, entrò di nascosto in una vecchia casa passando dalla porta nel retro.
Marie, 38 anni compiuti da poco, stava preparando la cena per il marito e la figlia Zoe di 17 anni.
L'uomo arrivando da dietro prese la donna per il collo e con decisione gli conficcò il punteruolo Marples dritto in testa, lasciò cadere a terra la vittima e si mise a sedere osservando soddisfatto la breve agonia.
Colse di sorpresa il marito mentre stava rincasando e lo uccise impietoso conficcandogli un tubo di acciaio in gola.
Zoe arrivò a casa e trovandosi di fronte lo sconosciuto cercò di scappare, non vi riuscì. Si sentì afferrata con forza per i capelli e prima di poter reagire fu sbattuta con la testa contro l'angolo del muro, più volte, fino a spaccargli di netto il cranio e fino a quando dei pezzetti di cervello non rimasero attaccati al muro come carta da parati. Stese il corpo sul tavolo della cucina e tagliando il ventre con un coltello tirò fuori le viscere, infine le stese accuratamente sul pavimento formando una strana croce. Si chinò lentamente su di essa e come un macabro rituale scrisse, intingendo l'indice nel sangue, lettere e numeri attorno ai resti di Zoe.
Più tardi scavò una piccola buca e noncurante della fitta pioggia seppellì velocemente i tre corpi nel terreno dietro alla casa. Tornò all'interno dell'abitazione, diede ancora uno sguardo a quel libro acquistato da poco da Zoe, lo aprì e sottolineando con l'indice la parola ankou in alto a pagina 34, la strappò via con un ghigno che non aveva nulla di naturale.
Era notte fonda e pioveva ancora quando si allontanò, indisturbato, dal quartiere. Nella mano stringeva la pagina del libro.


mz 412
Le dita ossute e sporche di sangue digitarono in fretta nella piccola tastiera del cellulare.
"ora sei pronta per incontrarlo.
mz 412"
Mise il cellulare nella bocca della vittima e con un calcio lo spinse dritto in gola spaccando la mascella. «lo stavi cercando? Lui manda me»! Sussurrò fiero di se stesso.

Si infilò il suo vecchio impermiabile e si allontanò in fretta dal corpo privo di vita della giovane donna. Lasciata, ancora sanguinante, nella penombra dell'androne di un decadente palazzo. Fuori stava iniziando a fare buio.
Decise di entrare in un pub a pochi isolati di distanza. Ordinò una birra e in tutta tranquillità attese il calare della notte per vagare nelle strade più malfamate di Berlino, quelle che conosceva meglio. Alla ricerca di vittime "marchiate" dall'ankou, facili prede. La sua "missione", iniziata all'età di 17 anni, non era ancora giunta al termine. «Lui chiede anime e io eseguo». Nella sua mente continuava a ripetersi questa frase, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Fissò per un attimo l'orologio appeso alla parete, erano quasi le 21. Decise di uscire. Tenebre e nebbia avevano già avvolto la metropoli come un lercio sudario.

Hilda, una prostituta trentenne, uscì di casa alla solita ora, ignara che quella fredda notte di ottobre la sua vita sarebbe giunta al termine. Si avviò a passo deciso verso la piccola via dietro casa. L'aria era ancora satura di smog, ma in quel momento la mente di Hilda era occupata da altri pensieri, l'affitto da pagare e soprattutto la sua migliore amica che continuava, stranamente, a non rispondere al cellulare. Fece per aprire la borsetta quando una figura sbucò dal nulla davanti a lei. «Chi sie...» non riuscì a finire la frase e ancora meno a fuggire. L'uomo strinse forte le due estremità del filo spinato che teneva nelle mani e avvolse la gola della giovane donna in una morsa letale. Le punte di acciaio si conficcarono immediatamente nella gola, dei rigoli di sangue ancora caldo scesero dal collo fino a bagnare i capezzoli. Strinse ancora, più forte. Il volto di Hilda era un'atroce smorfia di dolore, cercò invano lo sguardo del suo feroce assassino e si portò le mani alla gola, fu il suo ultimo gesto. Lentamente allentò la presa, fino a far cadere a terra il corpo esanime. Si chinò e strappando quei pochi vestiti, iniziò a leccare avidamente i capezzoli sporchi di sangue. «Non occorrono i vermi per fare un cadavere». Con l'indice sporco di sangue gli disegnò un sigillo sulla fronte. Osservò un'ultima volta il filo spinato conficcato attorno alla gola poi si voltò sparendo verso il buio di quella lunga notte.

(prosegue...)

martedì 26 maggio 2009

Ankou

In Francia vive la leggenda di uno "spirito scheletro" chiamato Ankou, il "cocchiere della morte".
Viaggia dopo il crepuscolo, durante le ore notturne, seduto su un vecchio e cigolante carretto, trainato da quattro cavalli neri. Al suo fianco camminano altri due scheletri, pronti a gettare nel carretto le anime di coloro che sono morti.
Infatti l'Ankou viene a raccogliere l'anima di chi è appena morto. La sua testa, o meglio il suo teschio, gira come una trottola sulle spalle ossute, in modo da vedere in tutte le direzioni.
Altre leggende raffigurano l'Ankou su di una barca (la barca dei defunti).
Dicono che è sconsigliabile essere dopo il tramonto nelle vicinanze delle coste marine, in quanto lo si potrebbe incontrare.
Questa figura è molto simile a quella di Caronte.


Una leggenda dell'Ankou

La giornata era ormai giunta al termine in quel piccolo paese della Bretagna, Peter un vecchio artigiano, in ritardo con i lavori fu costretto a mandare moglie e i due figli alla messa da soli.
«Cerca almeno di rincasare prima che la campana suoni il giungere della notte», gli raccomandò più volte la moglie.
Ma Peter fu così preso dal suo lavoro che non si accorse del passare del tempo e soprattutto del suono della campana che annunciava il calare del sole.
Era ancora a battere nell'incudine quando uno sconosciuto con un largo cappello arrivò accanto a lui, gli chiese urgentemente una riparazione alla sua grossa falce e indicò il manico storto.
«Dovete solo mettere un chiodo, non vi porterà via tanto tempo».
Peter eseguì in fretta il lavoro e la falce fu riparata.
«Non avrete nessun denaro da me». Disse lo sconosciuto, vi darò solo un consiglio: «andate in casa, quando vostra moglie tornerà, ditegli di andare in paese a chiamare il prete. Il lavoro che vi ho chiesto di fare e che avete portato a termine è stato l'ultimo della vostra vita».
Così prima dell'alba Peter morì, confortato dalla moglie e dalle preghiere del prete. Aveva incontrato l'Ankou durante le ore notturne.

lunedì 25 maggio 2009

L'attimo fuggente (poesia)

Sangue del mio sangue
che scorre lento nel vostro corpo
in una notte troppo calda ed umida
per essere come le altre.
Una notte che sfuma in un sonno lugubre...
pesante... calmo... rilassante...
tra lamenti e sguardi complici.

Aggrappato ai vostri occhi
per un attimo osservo
la goccia di sangue che cade
dalle vostre labbra
come un rubino.
Le vostre labbra
che tingono questa nebbia
e la pelle diventa come luna.

Guardami!
Non bastano questi squarci di tempo,
un tempo che sarà eterno,
senza fine...a farti capire cosa,
come,
mi hai fatto ?

Turbini di nere visioni mi danzano attorno.
Mi opprimono,
mentre vi guardo indifeso,
capelli d’ ebano,
pelle di luna,
occhi di brace,
bocca di sangue,
penetrano come ghiaccio nel mio cuore,
come unghie che straziano le mie carni,
in un grandioso urlo d’ amore
che mi divora dall’ interno,
sensazioni strane
mai provate prima d’ora
amore...

Figlia della nere tenebre,
bacia le mie ferite,
portami con te
in questa accecante forza
giunta dalle Tenebre.

(poesia scritta nel 2001)

domenica 24 maggio 2009

Psicopompo (Divinità della morte)

(Articolo interamente tratto da Wikipedia)

Nella mitologia e in religione, lo psicopompo è una figura (in genere una divinità) che svolge la funzione di accompagnare le anime dei morti nell'oltretomba. La parola "psicopompo" deriva dal greco ψυχοπομπóς, da psyche (anima) e pompós (colui che conduce).

La figura dello psicopompo è una figura centrale di molte mitologie e religioni antiche, e trova anche corrispondenze nelle religioni monoteistiche (talvolta per integrazione di miti antecedenti; si pensi per esempio al Caronte dantesco). Sovente è in coppia con un'altra divinità maggiore creatrice del mondo nella misura in cui lo psicopompo è un'entità neutrale, un messaggero dell'aldilà, una sorta di demiurgo tra il mondo sensibile ed il mondo sovrasensibile. Lo psicopompo non è quindi una divinità in senso proprio, poiché non giudica gli uomini ma si limita a traghettarli nel mondo ultraterreno.

Data l'importanza della riformulazione della morte come passaggio (trasformazione) nelle religioni e nelle mitologie, non stupisce che lo psicopompo sia in genere una figura di rilievo (nelle religioni politeistiche si tratta quasi sempre di una figura importante del relativo pantheon).


Divinità e demoni che hanno ricoperto questo ruolo

Mitologia azteca
Xolotl
Mictlantecuhtli

Mitologia africana
Abassi
Ala
Azrail
Chuku

Mitologia babilonese
Ereshkigal
Nergal

Mitologia buddista e hindu
Agni
Pushan
Yama

Mitologia cahuilla
Muut

Mitologia cananea
Mot

Mitologia celtica
Morrigan
Belatu-Cadros (soprattutto nel Galles)
Epona
Lúg
Ogmios
Ankou

Mitologia cristiana
Arcangelo Michele
San Pietro

Mitologia egiziana
Anubi
Osiride
Iside
Neith
Nefti
Orus
Seth
Thot

Mitologia etrusca
Charun
Turms
Vanth

Mitologia finlandese
Tuoni

Mitologia giapponese
Enma Shinigami

Mitologia greca
Hades
Persefone
Artemide
Atropo
Caronte
Ecate
Ermes
Thanatos
Cerere

Mitologia igbo
Ogbunabali

Mitologia inglese
Waetla

Mitologia induista
Calì

Mitologia Inuit
Anguta
Pinga

Mitologia islamica
Azrael
Nakir e Munkar

Mitologia maori
Hine-nui-te-pō

Mitologia maya
Ixtab
Ah Puch

Mitologia norrena
Baldr
Odino
Freyja

Mitologia persiana
Mitra

Mitologia polinesiana
Aumakua

Mitologia romana
Plutone
Mercurio
Proserpina
Dis Pater

Mitologia slava
Volos
Vodun
Guédé

Mitologia sumera
Kur

Mitologia vudù
Guédé

Zoroastrismo
Vohu Mano

(fonte articolo: wikipedia.it)